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Un anno in Antartide 1/6

16-05-2020 01:27

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Un anno in Antartide 1/6

Un'esperienza unica: un anno in Antartide come cuoco della missione scientifica italiana

Allora da dove cominciamo?

 

... Dalla partenza!

 

"Rita se servisse una persona per il Winterover (la spedizione invernale nella stazione antartica di Dome C - Concordia), io potrei essere disponibile da Gennaio, non prima però"

 

... Di parola la Rita! Biglietto il giorno 1 di Gennaio (neanche il 2), non fa una piega, quindi Capodanno, c... disumano sul lavoro, lo zabaione delle 4 di mattina a Chiavari è rimasto lì, e poi, con 2 ore di sonno in corpo, viaggio a Malpensa... sperando che la Rita sia di parola anche per la data del ritorno.

 

Venti e passa ore di volo comprensive di scali mi hanno portato ad Hobart in Tasmania (Australia) il 3 di Gennaio... il 5 di sera comincia una nuova odissea... 26 ore di volo e scali tecnici per arrivare alla base di destinazione, vale a dire Concordia, frollato come un cinghiale sardo la Domenica di Pasqua, eppure la partenza era stata delle migliori...

 

Briefing, check in, imbarco e come al solito: "passport please" "boarding pass please" "next please", sulla pista in un attimo si decolla, è l’ora del tramonto, ma l’aereo lo insegue e alla fine vince ed in un paio di ore è di nuovo l’alba, sono le 11 di sera, da adesso per un po’ di giorni il sole sarà perenne, così come il buio tra qualche mese...

 

Solo cinque minuti fa avevo un turbinio di pensieri per la testa, ma adesso dopo tre ore vedo il ghiaccio sotto di me, non bene come le altre volte, sì perché ci sono molte nuvole, ma il contatto c’e’ stato, questa volta si vola su un comodo Airbus 319 in business class mica sui C130 che quando scendi ti sembra di aver ballato tutta la notte attaccato alle casse della Piscina dei Castelli dal casino che c’e’... qui e’ tutto un altro viaggio: cena indiana, coke, caffè… eh sì la cena è indiana, perché l’Australia è un paese cosmopolita piuttosto giovane e non ha una sua tradizione culinaria o perlomeno quella aborigena non sembra incontrare il nostro gusto: non ho visto ristoranti aborigeni. Per cui quando devi mangiare puoi scegliere se andare in ristorantini British style in onore della vecchia epoca coloniale oppure in una miriade di ristoranti etnici della nuova immigrazione, insomma puoi scegliere di mangiare male in qualsiasi cucina del mondo conosciuto.

 

Quindi mentre le altre volte l’Antartide incominciava con l?imbarco sul C130 adesso comincerà con la discesa dal nostro supercomodo Airbus.

 

Dopo cinque ore e mezzo di volo si atterra a Mc Murdo e da lì inizia il mio periplo del continente...

 

Ho quindi rivisto le basi di Mc Murdo e Mario Zucchelli (dove ho lavorato in passato) per andare poi a Preud D'Homme una base logistica italo-francese per la partenza delle traverse e poi a rotta di collo con un elicotterista che mi ha fatto provare le sensazioni del "Blu Tornado” di Gardaland sino a Dumont D'Urville... Eh sì! Perché in questo tratto percorso in elicottero c'era anche il pilota del mio aereo e allora ha voluto far vedere il manico... e quindi non ha seguito il percorso segnato dalla linea più breve per andare da A a B che ci insegnavano alle elementari, piuttosto ha voluto sfidare tutte le leggi della fisica comprese una buona parte di quelle ancora sconosciute... Quindi una breve pausa tecnica per il riposo del pilota dell'aereo per poi ripartire ed arrivare infine a Concordia...

 

Non voglio parlare più di tanto dei decolli e degli atterraggi fatti tra una base e l'altra... uno uguale non c'e' stato! In compenso tutti, ma proprio tutti a bordo fingevamo una tranquillità della serie "Lo faccio ogni mattina!", però all'avvicinarsi di ogni atterraggio calava sempre il silenzio e gli sguardi si evitavano con estrema accuratezza...

 

Arrivato in base tutti quanti gli amici vecchi e nuovi a prendermi in giro chiedendomi se mi piaceva fare il turista antartico a spasso per le altre basi.

 

Qua ci sono notevoli problemi di adattamento dovuti all'altitudine: siamo a oltre 3200 m di quota, ma in Antartide la pressione atmosferica e' diversa, equivalente ai 4000 delle nostre latitudini o anche più visto che la pressione media e’ di circa 650 millibar, inoltre l'umidità' nell'aria e' bassissima quindi puoi avere giramenti di testa, nausea inappetenza, disturbi del sonno e difficoltà respiratorie... ogni tanto ripensandoci mi chiedo chi me lo ha fatto fare di venire qui visti gli effetti collaterali e chissà che prima o poi non trovi anche la risposta...

 

Io sono stato sul lago Titicaca che si trova a 3800 metri circa e non ho avuto il benché minimo problema neanche nell'affrontare delle salite a 4000... qui invece e' diverso perché mi ritrovo sempre con il fiatone e la mattina quando mi sveglio mi sembra di avere una persona seduta sul petto.

 

I tempi di adattamento sono di circa una settimana di cui i primi due/tre giorni di riposo consentito, io ho cominciato a lavorare diciotto ore dopo il mio arrivo...

 

Della serie "avete come minimo quarantotto ore per abituarvi all'altitudine" - "quindi cosa devo fare?" - "vai in cucina!"...

 

Rispetto alla stazione Mario Zucchelli dove ho lavorato durante la XXIII e la XXIV spedizione i ritmi di vita sono diversi, ma avrò bisogno di qualche giorno di adattamento per vedere bene tutte le cose e riuscire a fare qualche uscita in questo posto incredibile, ma soprattutto indescrivibile, l'orizzonte e' così terso e piatto che girando lo sguardo a 360 gradi puoi vedere la curvatura terrestre...

 

Abbiamo: sauna, palestra, sala video, sala PC e zona living, per ora le ho solo viste di striscio, mentre a Mario Zucchelli, pur avendo ritmi di lavoro molto sostenuti in termini di orario, riuscivo ugualmente a ritagliarmi due ore di tempo libero, qui per ora appena posso preferisco riposare, quando poi riuscirò ad avere dei cicli di sonno/veglia più regolari mi dedicherò.

 

Nel mentre stiamo aspettando a giorni la visita ufficiale di una delegazione dell'ex primo ministro francese e poi tra poco più di una settimana l'arrivo della traversa che altro non e' che una sorta di moderna carovana formata da gatti delle nevi e ruspe che trainano container con all'interno viveri e materiali non aviotrasportabili compiendo un percorso di 1200 km in un periodo di circa due settimane.

 

Quindi diciamo che non e' che sia qua a farmi le vacanzine... però il posto e' veramente incredibile e ad oggi non trovo le parole per poter trasmettere le sensazioni che provo non appena riesco a fare capolino al di fuori della stazione... il silenzio, i colori della natura, solo due per ora: bianco ed azzurro, ma in infinite tonalità, il profumo pulito dell'aria, il solo posare i piedi in un posto così sperduto ed incontaminato se non da una discreta e riverente presenza umana...

 

...Vedrò di fare meglio in seguito!

 

 

Andrea Ballarini

 

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